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Nuove applicazioni dell'Acido Ialuronico nell'asma e nella BPCO

Da poco tempo è stato sperimentato da parte dell’ Università degli Studi di Milano, presso l’Ospedale Policlinico con successo l’utilizzo dell’acido ialuronico (in commercio con il nome Yabro) in aerosol per il trattamento dell’asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)
A intuire la possibilità di usare questa sostanza nelle malattie respiratorie sono stati contemporaneamente due ricercatori italiani, Giuseppe Petrigni e Luigi Allegra dell’ Università di Milano, e due statunitensi, Jerome Cantor della St John’ s University di Long Island e Gerald Turino della Columbia University di New York. Questi ultimi conducono da anni ricerche negli animali da esperimento. E’ stata studiata la possibilità di proteggere i polmoni degli animali dai danni indotti dal fumo, un modello molto vicino a ciò che succede nell’ uomo.
Esponendoli per molti mesi al fumo di sigaretta (i mesi per l’ animale equivalgono agli anni per l’ uomo, ndr) e stato dimostrato che se venivano trattati con aerosol di acido ialuronico non sviluppavano enfisema, che invece si manifestava negli animali non protetti. I primi a documentare gli effetti della sostanza nell’ uomo sono stati però i ricercatori italiani, che prima si sono concentrati sull’ asma da sforzo, forma che alcuni individui presentano dopo l’ attività fisica e che è causata dall’ irritazione dell’ apparato respiratorio. I ricercatori hanno sottoposto dei giovani con asma da sforzo alle prove di funzionalità respiratoria in condizioni di base, poi hanno ripetuto l’ esame dopo l’ esposizione a uno sforzo, documentando la comparsa di asma. Trascorsi alcuni giorni è stato ripetuto il test preceduto dall’ aerosol di acido ialuronico. I pazienti hanno presentato una protezione pressoché completa dall’ asma da sforzo. Non solo: con una procedura analoga si è documentata la possibilità di protezione anche dall’ asma indotta da altri stimoli, come la nebbia. La collaborazione tra gli statunitensi e gli italiani ha portato al primo studio sull’ uso dell’ acido ialuronico nel trattamento della Bpco nell’ uomo, una malattia per la quale non esiste per ora una terapia che ne arresti la progressione. Ciò che accade nel polmone in cui si sviluppa un enfisema e quindi la Bpco è la rottura delle pareti degli alveoli polmonari, ed è proprio la parete alveolare la regione polmonare in cui avviene lo scambio dei gas fra sangue e aria. Quando vi è una deficienza elastica delle pareti, l’ insufflazione non è più seguita da una desufflazione completa e pian piano si formano degli “alveoli” sempre più grandi (bolle) assolutamente non funzionali. Ma prima della rottura trascorrono anni e ciò in teoria potrebbe consentire d’ intervenire prima che l’ alveolo si rompa, cercando di recuperarne una quota. È quanto si sono proposti i ricercatori, che per due mesi hanno trattato con l’ aerosol di acido ialuronico dei pazienti con Bpco. All’ inizio dello studio il volume residuo (la quantità d’ aria che resta nei polmoni al termine dell’ espirazione) era in media del 170%: gli alveoli trattenevano il 70% di aria in più rispetto al normale. Dopo due mesi di terapia il valore è passato a 140%, con una differenza altamente significativa.
Ci sono già buoni risultati in ortopedia, oftalmica. Ma potrebbe essere anche una barriera naturale contro il Pm10, per il fumo di sigaretta oltre che cura vera e propria per l’ enfisema polmonare.
Il meccanismo d’azione dell’acido ialuronico si spiegherebbe se si analizza il rapporto tra invecchiamento e malattia.
Ma cosa c’ entra l’ acido ialuronico?
L’acido ialuronico è una sostanza naturale, prodotta dal nostro organismo. Dopo i 30 anni comincia a diminuire, pertanto nei soggetti ad esposizioni ambientali e/o voluttuarie di sostanze tossiche può diminuire drasticamente la sua produzione causando un invecchiamento precoce dell’Apparato Respiratorio.

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