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Celiachia

Sono aumentate in modo esponenziale le diagnosi di celiachia tra gli italiani, ma se si chiede quale sia la causa dell'intolleranza al glutine, non si riesce a fornire risposte esatte.

Solo pochi anni fa, nel foglio di dismissione dall'ospedale San Gerardo di Monza, i dermatologi che hanno in cura le forme di celiachia che riguardano la pelle rispondevano che è una malattia genetica, si può ereditare dai genitori, e se non ci sono parenti celiaci...c'è sempre un primo caso in famiglia!

Da qualche tempo, però, si fa strada un'ipotesi che, se confermata, avrebbe conseguenze molto importanti. E cioé che la celiachia possa essere dovuta al frumento modificato geneticamente.
Tutto è nato dall'intuizione di Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica in Italia e primario ematologo emerito all'ospedale Buzzi di Milano, che ha ipotizzato un nesso causa-effetto preciso tra modificazioni genetiche del frumento e celiachia. Proprio il frumento, infatti, con gli anni è "cambiato": da pianta ad alto fusto, è ora diventato "nano".

Il processo di miniaturizzazione è stato reso possibile con una modificazione genetica, per evitare che la pianta si allettasse, cioé si piegasse verso terra col vento.
Proprio partendo da questo dato di fatto Pecchiai ipotizza che la modificazione del frumento sia stata resa possibile attraverso l'alterazione di una sua proteina, la gliadina, alla base del malassorbimento del glutine nei celiaci. In gergo scientifico si dice che dalla gliadina si ottiene, per digestione peptica-triptica, una sostanza chiamata frazione III di Frazer, a cui è' dovuta l'infiammazione tipica dell'intestino di coloro che soffrono per intolleranza al glutine.
"È evidente" sostiene Pecchiai "la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacida della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine".
Un allarme importante, quello lanciato dal professor Pecchiai, che però evidentemente si scontra con interessi economici forti. Riconvertire la produzione di frumento, una volta avviata con successo, sarebbe impresa ardua. Ma restano i numeri altrettanto importanti dei celiaci in Italia: l'Associazione Italiana Celiachia stima che oggi gli intolleranti al glutine siano 400 mila, ma solo a 55 mila è stata diagnosticata la malattia rara.
Malattia che però, stando ai ritmi di crescita, potrebbe presto perdere anche l'etichetta di "rara". Secondo il presidente dellAIC, Adriano Pucci, infatti, mentre fino a pochi anni fa l'incidenza della malattia era di un caso ogni 1.000/2.000 persone, oggi si viaggia a ritmi di 1 ogni 100/150 persone. Il problema è serio, anche per le complicazioni che la celiachia, se non curata, può dare agli intolleranti al glutine.
Per i celiaci ad oggi l'unico trattamento possibile è una dieta che escluda il glutine. In questo ci sono stati notevoli miglioramenti nel corso degli anni, con la produzione di un maggior numero di alimenti privi di glutine, anche se molto costosi. Basti pensare che mezzo chilo di pasta costa mediamente più di 2 euro. Alcuni medici, poi, consigliano di evitare sostanze iodate e seguire una dieta priva di glutine. Ma se già è difficile evitare il glutine, aggiungere alla lista anche le sostanze iodate rende tutto più complicato.
Non solo. Ora, con l'ipotesi che alla base della cliachia possa esserci una varietà di frumento geneticamente modificato, apre un nuovo scenario nel mondo dell'alimentazione.
Da un lato l'Unione Europea va nella direzione di liberalizzare gli Ogm (il mais, tra gli alimenti che già sono stati trattati geneticamente, è alla base di moltissimi prodotti per celiaci). Dall'altro esistono già in circolazione altre varietà modificate di frumento, come il cosiddetto grano Creso, iscritto nel Registro Varietale nel 1974, in gran silenzio. Nel 1983 in Italia il 20% del grano era ormai coltivato col Creso e solo un anno dopo si seppe che quella varietà era stata ottenuta con una modificazione, sviluppata presso il centro di studi nucleari della Casaccia. Come si seppe altri 6 anni dopo, quel grano era il risultato di un incrocio di laboratorio tra il messicano Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando varietà con raggi X. Per altre varietà ancora sembra che fosse stato utilizzato un trattamento termico. Insomma, genetica allo stato puro applicata ai cibi. Sugli effetti di queste modificazioni, però, nessuno ha prodotto studi, anche perché le ricerche vanno sostenute ecnomicamente e naturalmente l'interesse ad approfondire manca.

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