Omeopatia

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L’omeopatia (dal greco òmois, simile, e pàtos, patologia) rappresenta la bioterapia più ricca di storia dell’intera medicina naturale. Essa trova il suo postulato classico nell’aforisma “similia similibus  curentur” (il simile cura il simile), che sta ad indicare come sostanza identiche dal punto di vista chimico, ma in concentrazioni differenti, possano
avere effetti terapeutici o patologici; in altre parole, l’utilizzo di una sostanza a bassissimo dosaggio è in grado di curare gli effetti patologici creati
dalla medesima sostanza ad alto dosaggio.

fu uno di quei personaggi geniali destinati a
cambiare la storia della medicina e forse, loro malgrado, dell’intero sapere
scientifico.

L’omeopatia si sviluppa alla fine del XVIII° secolo.
Il suo fondatore, il medico tedesco Friedrich Christian Samuel Hahnemann (1755
– 1843),
Il primo testo compiuto che raccogliesse in forma
ordinata le intuizioni e le prime sperimentazioni di Hahnemann venne pubblicato
nel 1810 con il titolo di “Organon, della Scienza Medica Razionale” al quale,
nel 1819 seguì una seconda edizione dell’opera, dal titolo ”Organon, dell’Arte
di Guarire” cui fecero seguito altre edizioni, fino alla sesta che venne pubblicata
postuma nel 1921. Fu proprio in quest’opera, rimaneggiata fino alla fine della
sua vita che Hahnemann espresse il principio fondamentale su cui si basa la
concezione omeopatica della medicina. Esso risiede nell’aforisma similia
similibus curentur. Traducendo alla lettera dal latino, il simile cura il
simile. Hahnemann intendeva sostenere che sostanze farmacologiche naturali, se
sottoposte ad un particolare procedimento definito omeopatico, possono curare
sintomi e malattie che, se assunte a dosaggi ponderali, cioè in quantità
massicce, esse stesse creerebbero. In altre parole, se assumiamo - ad esempio –
notevoli quantità di chinino fino a raggiungere un livello di sub-tossicità,
manifesteremo una serie di segni e sintomi, anche molto gravi, che tuttavia,
abbastanza sorprendentemente, lo stesso chinino assunto in dosi omeopatiche
(cioè diluito e dinamizzato) è in grado di curare. La legge dei simili su cui
si basa tutta la dottrina omeopatica, viene definita da Hahnemann come “la
grande ed unica legge terapeutica della natura: guarire le malattie con rimedi
determinanti sintomi simili a loro malattie”, in netta contrapposizione con la
legge di Galeno del “contraria contrariis” sulla quale poggiava tutta la
medicina di quei tempi (e forse anche quella dei giorni nostri). Tutti i
principi fondamentali su cui si basa la medicina omeopatica vengono ampiamente
spiegati nelle sei edizioni dell’Organon, opera magna di Hahnemann, redatta
sottoforma di 291 paragrafi. Questo testo inizia con la seguente affermazione:
“Scopo principale ed unico del medico è di rendere sani i malati ossia, come si
dice, di guarirli”. C’è una grande differenza tra “rendere sano” (quasi come se
la guarigione avvenisse spontaneamente, ripristinando lo stato di salute
perturbato) e “rimuovere la malattia attaccandola dall’esterno” (che sembra
invece lo scopo fondamentale della medicina largamente praticata ai giorni
nostri). I paragrafi successivi dell’Organon pongono l’accento su ciò che
normalmente mantiene lo stato di salute in un essere umano. Hahnemann sosteneva
che per mantenere lo stato di salute dell’uomo è fondamentale quella che egli
definiva forza vitale di ogni essere umano e che la perturbazione di questo
“principio dinamico interno” è responsabile della comparsa della malattia. La
terminologia usata da Hahnemann va ovviamente riferita all’epoca in cui egli ha
scritto la sua spiegazione di sindrome da disadattamento; si deve tenere conto
anche delle conoscenze mediche di quel tempo, sicuramente più limitate di
quelle dei tempi moderni. In un’ottica più attuale, questa affermazione si
sposa molto bene con le più recenti tesi dell’immunologia clinica, in cui si
sostiene come un corretto assetto del sistema neuro-immunitario sia alla base
del mantenimento dello stato di salute. La “forza vitale” di Hahnemann non è
altro che una metafora per indicare la capacità dinamica di autoregolazione di
cui sono dotati tutti gli esseri viventi. Ecco quindi la definizione di
malattia che si ricava dalle pagine dell’Organon: “Ogni malattia (non di
spettanza chirurgica, n.d.A.) consiste in una perturbazione patologica dinamica
della nostra forza vitale”. Gli “agenti morbosi patogeni” costituiscono
esclusivamente una causa scatenante e non la causa primaria delle malattie. Gli
uomini si ammalano a causa dei microorganismi patogeni (virus, batteri, miceti
e parassiti) soltanto quando il nostro organismo lo permette. Quindi gli agenti
morbosi “non fanno ammalare chiunque ad ogni tempo”. Vengono poste con questa
affermazioni le basi di quella concezione di “terreno”, vale a dire di
predisposizione costituzionale ereditaria o diatesica a contrarre le patologie,
che sarà poi ripresa anche da alcuni grandi scienziati del XX secolo. L.
Pasteur, il grande batteriologo francese ebbe a dire verso la fine della sua
vita: “Le microbe n’est rien, c’est le terrain qui est tout!” (cioè, il
problema non è tanto il microbo con la sua carica batterica, quanto il terreno
sul quale esso riesce o non riesce ad attecchire). Nessun agente patogeno
riesce da solo a provocare la comparsa di una malattia; è la suscettibilità
dell’ospite a produrre sintomi che causa la malattia stessa.

medicina ufficiale si consideri importante il paziente, ma egli viene valutato fondamentalmente come un caso clinico, un soggetto cui applicare i rigidi protocolli previsti
per tutti i pazienti che soffrono della sua stessa patologia. L’omeopatia
invece studia come gli individui si ammalino diversamente gli uni dagli altri
e quindi, sulla base delle singole modalità reattive, ognuno viene curato in modo
diverso e personalizzato.

  • L'omeopatia è atossica
  • pone l'attenzione sul malato e non sulla malattia
  • usa una tecnica terapeutica causale

 

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